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Archive for the ‘Articolo’ Category


Il tema del sogno è a noi molto caro, non inteso come fuga ma come essenza vitale di ogni persona che per questo va protetto, accudito, coltivato, curato.

L‘ultimo numero delle pubblicazioni della fraternità di Romena ne parla in maniera, come sempre, stimolante e per questo, ancora una volta, li ringraziamo.
Eccone un brano.

I segreti del possibile

di Luigi Verdi

Che cos’è il sogno? Non lo sappiamo più. Oggi viviamo di desideri appena masticati e poi risputati. Ciò che chiamiamo sogno è in realtà figlio di bramosie, di ambizioni, di urgenze immotivate. Questi sogni annacquati, impoveriti, questi desideri deboli non scuotono la nostra vita, ne scalfiscono appena l’epidermide. Sono droghe legali, immesse nel circuito comune da una società che vive solo di consumi.

Come il seme che sogna la primavera (altro…)

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 fonte: La Repubblica – La Felicità sosteniile di Leonardo Becchetti

29-08-2012: Guardiamo non a torto con un certo sospetto a tutto quanto ci viene propinato in pompa magna dalla grancassa dei mezzi di comunicazione. In questo caso però la novità della copertura crescente dei media per le paralimpiadi presenta aspetti interessanti e positivi. Aiutandoci ad abbandonare l’idea che i non normodotati siano condannati ad una vita di sofferenze e rimpianti e non possano invece godere e gioire di traguardi e successi raggiunti. La letteratura empirica degli studi sulla soddisfazione di vita sottolinea in modo chiarissimo che il livello di benessere soggettivo delle persone diversamente abili è significativamente superiore a quello stimato dai normodotati che li osservano. Il motivo è che uno dei meccanismi psicologici più importanti e sottovalutati che possediamo è quello dell’adattamento. In caso di shock negativi che colpiscono la nostra vita l’adattamento abbassa le aspettative ad un livello realistico e raggiungibile sulla base della nostra nuova situazione. Poiché la felicità dipende da uno scarto positivo tra realizzazioni ed aspettative l’adattamento pone le condizioni perché possiamo essere felici anche nella nuova situazione. Sono gli stessi meccanismi che, mutatis mutandis, spiegano perché sorprendentemente al crescere dell’età la felicità spesso aumenta anche se opportunità e vitalità possono ridursi dato che l’adattamento e la capacità di godere di ciò che si ha è una dote che si affina con il tempo.

Ma il messaggio ancora più importante delle paralimpiadi è che l’atteggiamento corretto nella vita non è quello di arrovellarci sul perché dobbiamo subire alcuni vincoli ma bensì quello di fare il massimo che possiamo assumendo quei vincoli come un dato di fatto. La vita insomma è una massimizzazione vincolata come direbbero gli economisti e una nota comune delle storie degli atleti paralimpici è proprio quella di essersi dati una missione compatibile con i loro vincoli , missione il cui perseguimento da senso e sapore alle loro vite.

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L’amica e teologa Serena Noceti commenta la giornata mondiale della famiglia di Milano dalle pagine de “l’Unità” del 4 giugno 2012

 «Lavoro e festa» sono l’angolo prospettico sotto il quale è stato avvicinato il delicato tema della famiglia nell’incontro mondiale appena conclusosi a Milano. La prospettiva adottata intercetta con intelligenza preoccupazioni vitali per ogni nucleo familiare, raccoglie nella fatica post-moderna di armonizzare i «tempi del vivere» i difficili equilibri tra la sfera del personale e le esigenze del sociale e ricolloca così – là dove si gioca chiaramente la relazione tra scelte individuali e struttura sociale – la questione che il magistero cattolico da alcuni decenni considera centrale: il riconoscimento della famiglia quale struttura basilare della società. La preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale in occidente e il richiamo a ripartire da questa «cellula base» per vivere relazioni, appartenenza, dinamiche culturali sono emersi con chiarezza dalle parole del papa, insieme all’appello a una politica che formuli criteri per ripensare welfare, sistema economico, mercato del lavoro in modo da salvaguardare l’istituto familiare che sperimenta fragilità sempre più evidenti e insieme rappresenta, in questo tempo di crisi, uno dei luoghi di «tenuta» sociale ed economica più rilevanti.

 Un tale richiamo al «fare famiglia» sotto questa prospettiva di lavoro e tempi di vita risuona indubbiamente utile proprio nello scenario italiano, segnato da una «cultura della famiglia» che rimane diffusa e radicata ma che è particolarmente debole sul piano legislativo proprio in ordine alle politiche per le famiglie. (altro…)

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UBUNTU


Fonte: FORMAZIONECULTURA IN RETE
Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.
Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.
Quando fu chiesto ai bambini perché abbiano voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero “UBUNTU“, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”
UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: “Io sono perché noi siamo”.
Abbiamo così tanto da imparare nella nostra “cultura occidentale civilizzata” vero ?

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FONTE: CORRIERE DELLA SERA.it

La storia di «Pecoranera», alias Devis Bonanni, che ha scelto di vivere nella natura.

MILANO – Altro che Bot e Btp. Piselli e ravanelli sono al centro della sua vita. E poi la serra e le pannocchie rosse. Lontano anni luce dallo spread e dagli ammortizzatori sociali, ecco il «vivere altrimenti» di Devis Bonanni. Classe 1984, nato e cresciuto a Raveo, quattrocento abitanti in Carnia (in provincia di Udine), Devis a 23 anni decide di abbandonare l’impiego come tecnico informatico e si trasferisce in una casetta prefabbricata riscaldata solo da una stufa a legna per dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza «vita frugale». Vale a dire l’orto, la serra e i campi. Da questa scelta nasce l’appellativo «Pecoranera», che diventa prima un blog, poi un libro della Marsilio: «Si definisce pecora nera della famiglia o di un gruppo di conoscenti un individuo che ha imboccato una cattiva strada o che non soddisfa le aspettative degli altri componenti».

 IL BLOG – La cattiva strada viene raccontata dal 2003 sul blog dove posta pensieri come questo: «Ho iniziato quest’avventura per verificare se fosse possibile vivere altrimenti. Auto-produrre buona parte del cibo di cui ho bisogno, muovermi con mezzi alternativi all’automobile, riscaldare la casa con la legna e compiere tutte quelle scelte che sono annoverate tra le abitudini del bravo ecologista. In parte sento di esserci riuscito anche se non mancano incoerenze e piccole storture». Chiaro? Non una fuga ma una scelta. «Non sono un eremita, non fuggo dalla modernità». E come contraddirlo? Le sue scelte sono sorprendenti: non ha il frigo ma ha un cellulare. Ha venduto l’auto e gira in bici. Niente tv, ma un pc portatile con connessione Internet.

200 EURO AL MESE – Denis vive … (altro…)

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