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Archive for the ‘Pensieri’ Category


 

Articolo di Roberto Mancini pubblicato sulla lettera di collegamento fra le famiglie aderenti alla Campagna Bilanci di Giustizia di Luglio 2012

Sono grato per questa possibilità di riflessione, che in fondo è un po’ come un’esperienza di preghiera.Pregare, per me, significa ritornare al cuore della realtà, riconoscendo che una via d’uscita esiste, che il negativo che si vuole fronteggiare non è onnipotente. L’economia, le borse, le guerre possiedono certo una grande forza, ma diventano veramente potenti solo quando mettono radici nella rassegnazione dei popoli.

Io credo che il grande messaggio che le generazioni adulte sono chiamate a trasmettere a quelle nuove sia proprio che la realtà si può cambiare. È vero che esistono vittime, sofferenze, fatiche, iniquità, ma questo non vuol dire che siamo autorizzati a rassegnarci: ci è richiesto, al contrario, uno sforzo di lucidità. E mi pare che questo sforzo riguardi soprattutto il tema dei beni comuni, che vuol dire uscire dalla logica dell’utile privato per collocarsi, con più o meno consapevolezza, in un altro orizzonte, abbracciando una prospettiva di vita che abbia al centro “il bene”, questa parola così screditata. (…).

Assumere l’ottica dei beni comuni vuol dire allora, prima di tutto, recuperare il senso della realtà. Perché è così importante la parola “realtà”? Perché il male non è un’anomalia, non è un’eccezione, ma è la costruzione di un ordine rovesciato della realtà che vuole sostituire a questa la sua irrealtà. Lo spiega benissimo Martin Buber nel suo libro Immagini del bene e del male. Elsa Morante e Hanna Arendt parlavano anch’esse di irrealtà.

Per gli economisti dominanti – 9 professori di economia delle nostre università su 10 (il decimo è stato isolato) – non ha alcun senso pensare a un’alternativa alla dittatura delle borse, delle agenzie di rating, degli scambi commerciali, perché non esiste per loro altra realtà che il mercato. Ci siamo così assuefatti all’irrealtà, quella del gigantesco videogioco delle borse e del denaro. La realtà, però, è costituita dalle persone, dalle piante, dagli animali, dalla terra, dal cielo… Questa è la realtà. E, quando si ritorna alla realtà, si spezza la coltre di astrazione che ci copre e si ritrovano le persone, si ritrova se stessi.

È possibile recuperare il senso della realtà riconoscendo che la realtà non è neutra, non è ambigua, ha dentro di sé una sorta di vocazione. Pensiamo a come i Vangeli raccontano della predicazione di Gesù di Nazareth: senza effetti speciali, senza grandi discorsi, eppure con un richiamo continuo alla realtà rivolto alle persone che erano perse nell’irrealtà.

In alcune epoche l’irrealtà si chiama religione, in altre politica, partito, Stato, impero. Nel nostro tempo si chiama “mercato globale”. A seconda delle epoche, insomma, esistono sistemi organizzativi della società che si prestano meglio a veicolare le dinamiche del male. Sono quelli in cui la potenza dell’automatismo è più forte, quelli che spezzano la relazione tra le persone – l’attuale modello ci dice per l’appunto che il fondamento della coesione sociale è la competizione -, quei sistemi che generano irresponsabilità, perdita della realtà (Marx parlerebbe di alienazione). Gesù di Nazareth indicava invece alle persone la realtà, cercando di accompagnarle al di fuori della coltre di illusioni, di deliri, di angosce, affinché ritornassero ad ascoltare la realtà: la realtà della loro fraternità, la realtà della presenza di Dio, invisibile eppure sperimentabile all’interno delle relazioni d’amore. Gesù richiamava la bontà della realtà.

Roberto Mancini insegna filosofia teoretica all’Università di Macerata

 

 

 

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 “Guardavo ieri il vecchio montanaro, abitante di un villaggio semidistrutto da una valanga. Di fronte alle domande dei giornalisti a caccia di scandali e di sventure umane, egli dondolava lentamente la testa: “non si potrà mai” ripeteva “non si potrà mai…”. La frase in sospeso si tesseva nel suo sguardo perduto lontano. Mai si potranno costruire muri e barriere antivalanga a sufficienza; non sarà mai possibile spianare per sicurezza le montagne, né dotare ogni albero d’un dispositivo d’allarme, né, né, né…Nessuna ordinanza municipale, nessun decreto fermerà le forze della natura…E il suo sguardo diceva anche che nella loro violenza c’è un carattere sacro, impossibile da abolire come la morte.
Non c’è peggior incubo del sogno di sicurezza globale in cui la dittatura tecnoide si accompagna alla ingenua perversità dell’orso che schiaccia la testa dell’uomo addormentato per allontanare da lui le mosche. La natura infatti da cui si vuole liberare l’uomo non è nient’altro che la sua natura propria. Mettere l’uomo al riparo dalle violenze che lo circondano e dalle violenze che lo abitano, porlo infine al di fuori della portata di Dio – sotto la campana della morale e della catechesi – corrisponde al vecchio sogno fondamentalista delle chiese e delle istituzioni!
Ma la Vita, la passione e la morte troveranno l’uomo in ogni nascondiglio – in fondo alle casematte meglio protette da strati di cemento.”

(da C. Singer, L’elogio del matrimonio, del vincolo e altre follie, Servitium 2011)

Care amiche ed amici,

ci sono molti modi per vivere gli eventi che ci piovono giù dal cielo. riguardo questa meravigliosa ed eccezionale nevicata romana (oltre alle parole di c. singer che questa mattina mi risuonavano nelle orecchie ed ho ricopiato per voi in apertura) mi piace girarvi uno scritto (che è sul blog di “popoli”) di anna casella, vecchia scout ed antropologa. condivido ogni riga del suo ragionamento. viva la neve!

Marta Dante

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Famiglie acrobate


Reblog dal sito VPs Volontari per lo sviluppo

“Fare famiglia” in Italia non è semplice. Remano contro carenza di servizi, precarietà economica, sistema fiscale sfavorevole, come conferma una recente indagine del Parlamento. Eppure le famiglie italiane stanno lanciando nuove strategie di sopravvivenza: dai rapporti con le amministrazioni locali alle associazioni di genitori, fino ai gruppi di “auto-aiuto”.

 Di Silvia Pochettino (2008)

 Che la famiglia italiana abbia problemi, si sa. I dati della recente “Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie italiane”, promossa dalla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, lo conferma: in 15 anni le coppie con figli sono diminuite di un milione (da 10,5 a 9,6 milioni) e, aspetto non trascurabile, le famiglie italiane dichiarano di avere in media un figlio in meno di quello che desidererebbero. Ciò a causa della precarietà economica, della difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, dei limiti di un sistema fiscale sfavorevole ai nuclei numerosi. Il 50% delle famiglie vive con entrate mensili che non superano i 1.800 euro, secondo i dati Istat. E un figlio con meno di 6 anni accresce i costi della coppia di ben il 19,4%. Ma il fattore economico non è l’unico. Va ricordato che in Italia il 77% del tempo dedicato al lavoro familiare è ancora a carico della donna, il tempo medio dedicato dai padri è cresciuto di soli 16 minuti in 14 anni!

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Dopo un fine settimana come quello appena trascorso per ACF Toscana, che ci ha visti impegnati tra Pontedera e Romena, tante sono le emozioni, sensazioni, intuizioni che si muovono dentro.

Alcune meritano di tempo per essere gustate e ruminate altre urgono di uscire e trovare orecchi di ascolto. Penso che presto dovremo trovare spazio per farlo come si deve.

Nell’attesa, ed anche per non “perdere” la freschezza di emozioni che ancora stanotte hanno riempito i miei sogni e stamani mi hanno fatto balzare dal letto, propongo uno spazio aperto dove raccogliere queste Perle che non possono e non devono essere nascoste o trattenute gelosamente, ma condivise, come a formare una meravigliosa collana.

Il primo e importante contributo arriva da Romena da cui riprendiamo alcuni passaggi rimandando al sito per l’articolo completo: “La famiglia è il luogo della tenerezza”

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Commenti dopo Romena di Luigi Giario di MCF

 L’intervento di Mancini a Romena mi ha sollecitato a riprendere brevemente una parte del mio articolo pubblicato su progetto Insieme n. 50 del 21 giugno scorso.

 Don Arrigo Chiaregatti (orientalista, psicologo, parroco di Pioppe e di Salvaro dove ha sede una nostra Comunità recentemente uscita dalle difficoltà che l’avevano bloccata)) all’Agorà dell’Emilia Romagna dello scorso anno si è ampiamente soffermato sul tema della condivisione. Partendo dalla crisi che è economica, sociale, morale, ha detto esplicitamente che per salvarci occorre la condivisione. Condividere significa rispondere all’oggi e dunque condividere la cultura, le relazioni, l’economia.

Pensavo al pathos con cui diceva : bisogna in sintesi attivarsi per manifestare una cultura alternativa, pane per i nostri tempi insensati e pensavo di riflesso alle attuali difficoltà che molti gruppi di condivisione stanno esprimendo in questi ultimi tempi. Stanchezza, frustrazione, senso di inadeguatezza, voglia di chiedere o sospendere l’esperienza.

 Ora di fronte a tutto ciò che anch’io ho sperimentato, mi sento di ripetere con forza le parole con cui Bruno Volpi ha concluso l’Agorà di quest’anno.: resistere, resistere, resistere. (altro…)

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